HOW TO FIND TRUE LOVE AND HAPPINESS IN THE PRESENT DAY - NOVEMBER09
SIMON RATTLE (direttore d’orchestra)
quanto ha significato per lei nascere nella città dei beatles?
“molto. la mia casa era vicina a penny lane, e sono cresciuto negli anni in cui a liverpool succedeva di tutto: musica, teatro, poesia. questo, beatles inclusi, mi ha fatto crescere nella convinzione che non esistano gerarchie tra arte colta e popolare ma solo tra arte buona e cattiva”.
la repubblica, 17 marzo 2003
LUCIO DALLA
"non essendo potuta venire alla prima di assisi, alda (merini, ndthR) mi ha promesso che il 27 novembre prossimo avrebbe assistito alla replica di milano (dello spettacolo "francesco, canto di una creatura", realizzato su liriche della poetessa, ndthR), ma non ne ha avuto il tempo. persone come lei, che hanno dato tanto al prossimo non se ne vanno, rimangono con noi per sempre perché nel loro caso la morte è solo il dettaglio di una fisicità che si trasforma".
intervista di andrea spinelli, il resto del carlino, 3 novembre 2009
SERGIO CAMMARIERE
è in debito con sanremo?
"niente affatto, non mi ha dato neanche molta esposizione. ringrazio il signore, invece: mi ha permesso di far conoscere la mia indole di musicista".
intervista di federico scoppio, la gazzetta dello sport, 3 novembre 2009
MASSIMO CELLINO (presidente del cagliari calcio)
capello dice che il calcio italiano è in mano agli ultrà.
"ha detto delle verità, ma avrei apprezzato se le avesse dette quando era in italia".
intervista di mario frongia, la gazzetta dello sport, 3 novembre 2009
TOM WAITS
“kathleen (brennan, ndthR) è la mia alice (fa riferimento al titolo di un suo album, ndr). ci siamo incontrati alla vigilia del capodanno 1980. giocavamo a ‘andiamo a perderci’. è un po’ come ci piace scrivere canzoni insieme. will e ariel durant hanno detto: un libro è come una lite, una parola tira l’altra e sfociano irrevocabilmente in sangue e inchiostro. basta un commento su un romanzo o un giornale di kathleen perché diventi occhi e orecchie di una canzone”.
da un articolo di marco mangiarotti, il resto del carlino, 28 aprile 2002 (dichiarazione tradotta molto probabilmente da anti.com)
AUDIO 2
continuaste poi con i concorsi?
“sì, partecipammo alla rassegna 'gli indipendenti', organizzata dalla rivista 'fare musica'. in quell’occasione furono eliminati gli avion travel; noi entrammo in finale, eravamo fra i primi dieci insieme ai litfiba. ci chiamavamo audio, senza il 2 (…)”.
intervista di lucio nocentini, raro! # 136, settembre 2002
DAVID BYRNE
‘true stories’ è rimasto un piccolo capolavoro isolato. perché non s’è più lasciato tentare dal cinema?
“perché non ho più la passione. o meglio, non ho più voglia di peregrinare tre anni per le case di produzione di los angeles alla ricerca dei finanziamenti. tutto quel tempo posso usarlo molto più proficuamente per scrivere canzoni o dedicarmi ad altri progetti”.
ma la passione per il grande cinema le è rimasta.
“certo. qualche giorno fa ho visto quello splendido film di gillo pontecorvo che è ‘la battaglia di algeri’. un mio amico mi ha detto che lo guardano spesso anche al pentagono, perché sulla guerra insegna ancora cose importanti”.
intervista di andrea spinelli, il resto del carlino, 10 febbraio 2004
BEPPE SEVERGNINI
lei ha attraversato tutti i continenti con le sue "pizze" (sorta di incontri in loco con i vari italiani all'estero, ndthR). qual è la domanda che le hanno fatto più spesso gli italians (qui si intendono i nostri connazionali all'estero che frequentano il forum di severgnini, ndthR)?
"la domanda più frequente è: 'ma perché l'italia non si tira fuori, non fa valere all'estero le sue qualità?'. di qualità ce ne sono, e dall'estero si vedono meglio. purtroppo si vedono meglio anche i difetti. siamo il paese delle 'i': ideologia, inaffidablilità, ipocrisia, immobilismo… ecco, l'immobilismo è il nostro difetto maggiore, quando siamo visti da fuori. la germania ha ricostruito la sua identità, la gran bretagna riassorbe il nord, ma qui da noi è tutto fermo da decenni…".
(…) ci sono più donne o più uomini tra gli italians?
"forse il numero dei maschi è ancora leggermente superiore, ma di poco, e il numero di donne professioniste che vivono all'estero va aumentando. anche questo è un motivo per restare fuori: per una donna è più facile fare carriera senza essere discrimanata. e a proposito di discriminazioni all'estero, voglio ricordare che là i giovani non sono tagliati fuori dalle cariche importanti. da noi un quarantenne, che biologicamente potrebbe essere nonno, è considerato giovane. in russia ho visto italiani di 30 anni con incarichi prestigiosi, tanto per fare un esempio. io ho 52 anni, e c'è ancora chi mi definisce giovane scrittore. non mi piace: ci ho messo mezzo secolo a diventare adulto…".
intervista di rosella bennati, 50 & più # 4, aprile 2009
ANTONY HEGART (ANTONY AND THE JOHNSONS)
mi racconta come ha deciso di diventare musicista?
"credo dipenda dal mio bisogno di sentirmi libero di esprimermi. tutti i bambini sanno di avere qualcosa di segreto e unico. poi, però, la maggior parte di loro, lentamente, impara a metterlo da parte per diventare 'accettabile'".
sta dicendo che siamo tutti potenzialmente artisti ma che la maggior parte decide di 'normalizzarsi'?
"la mia famiglia viene dall'irlanda. nell'antica cultura irlandese è normale riunirsi la domenica sera a suonare e cantare tutti insieme. quando ero bambino, la gente ballava in cucina. oggi, invece, ci aspettiamo che poche persone si esibiscano, mentre gli altri stanno a guardare. nella nostra società solo a pochi è permesso di esprimersi. io sono stato fortunato. ci sono moltissimi artisti che non riusciranno mai a vivere di quello che fanno".
intervista di enrica brocardo, vanity fair # 35, 3 settembre 2008
MICHAEL MOORE
quanto è importante l'ingrediente humour nei suoi film?
"fondamentale. intanto io sono di famiglia irlandese, quindi amo la birra e l'humour nero. e poi sono convinto che l'ironia sia un'arma politica, se usata bene può essere devastante. sono molto rispettoso dello spettatore, di una coppia che magari il venerdì sera paga una baby sitter per andare al cinema. voglio che colga la disperazione, che rifletta, ma che possa anche ridere e commuoversi".
in genere i documentari che trattano temi seri risultano un po' pallosi al grande pubblico.
"e spesso lo sono. perché si rivolgono a un pubblico ristretto, magari solo di sinistra. ma la gente non paga il biglietto per sentire un comizio, vuole intrattenimento. e io glielo do, così la politica diventa un pezzo della torta. bisogna rispettare il cinema, fare dei buoni film. questo è il box office".
lei fa film di denuncia, ma poi ha uno stile di vita privata coerente? per esempio, se compra una scatola di cereali, controlla se l'azienda che la produce è corretta?
"no, non credo nelle azioni individuali. l'unica cosa che funziona sono le azioni collettive. io non boicotto un'azienda perché non mi piace quello che fa, cioè, in realtà poi lo faccio, ma non perché credo di poter cambiare le cose. è solo perché non mi piace dargli i miei soldi".
va mai a comprare nella catena wal-mart, che in america è stata spesso denunciata perché sfrutta e discrimina i dipendenti?
"se posso scegliere non ci vado. non mi piace l'atmosfera che si respira, ma se quello è l'unico supermercato aperto e devo comprare un paio di mutande ci vado".
c'è un buon capitalismo e un cattivo capitalismo?
"c'è un buon modo per discriminare le donne e uno cattivo? c'è uno schiavismo buono e uno cattivo? certi sistemi non possono essere riformati, sono solo sbagliati. è immorale che intorno a un tavolo ci sia una persona che possiede il 99 per cento e che tutti gli altri si dividano il restante uno per cento. questo è antropologicamente assurdo, ma succede nella nostra società. l'un per cento ha tutto! e la cosa più assurda è che il restante 99 per cento ride e urla: viviamo nella democrazia. siamo liberi! no! siamo schiavi. gli schiavi hanno da mangiare, un tetto, cosa vogliono di più?".
non solo roosevelt aveva denunciato i rischi del capitalismo. persino eisenhower ce l'aveva con alcune multinazionali. grandi uomini avevano già predetto questo, perché gli americani non li hanno ascoltati?
"la storia ci ha dimostrato che i politici che vengono da destra hanno più facilità a convincere la gente di quelli di sinistra. c'è qualcosa del fascismo, del pensiero di destra, che attrae l'essere umano, che parla alla nostra parte oscura. 'io mi prendo cura di te, questo non è un nostro sbaglio, è un loro sbaglio… l'america è grande, tu sei ok'. la gente ama sentire questi messaggi, la fanno sentire meglio. e questo funziona, in italia, negli stati uniti, ovunque nel mondo".
ha paura per la salute del suo presidente? la casa bianca è un posto pericoloso, quattro presidenti uccisi…
"io so dove vivo". e fa un gesto sconsolato.
intervista di cristiana di san marzano, a # 44, 5 novembre 2009
MICHELE GINEVRA
(coordinatore e co-direttore editoriale del centro fumetto andrea pazienza di cremona)
(con) venti anni di esperienza, come vedete la scena fumettistica italiana, sia dal punto di vista artistico che del mercato?
"(…) sono cambiate moltissime cose. di fatto, non esistono più problemi di legittimazione di generi e di stili. perché esistono numerose possibilità, dal graphic novel all'autoproduzione. e rimangono i mostri sacri delle edicole… la produzione si è allargata in modo imprevedibile. d'accordo, vendono tutti meno. ma questo è l'attuale destino di tutte le merci, che da prodotti di massa si stanno trasformando in prodotti di target. tanti manga e tanti canali digitali, tanti supereroi e tanti tipi di profumi, tante autoproduzioni e tanti biscotti biologici… più o meno tutti gli editori si sono accorti ormai da tempo di cosa sta accadendo. gli autori se ne stanno giovando. gli altri operatori del settore mi sembrano invece spesso legati a categorie vecchie, mitiche o nostalgiche. c'è poi il problema del mercato. quello delle librerie è un inferno che rischia di vanificare gli sforzi di questi anni. poi c'è ancora troppo poco e-commerce. infine, non si è ancora lavorato bene sulle possibilità offerte dalle nuove piattaforme digitali, perché ora la carta rimane il supporto più facilmente gestibile. per ora…".
il vostro impegno si manifesta poi nel lavoro sul campo, nell'organizzare o coadiuvare eventi, manifestazioni, corsi: quanto è importante portare la cultura del fumetto alla gente? è possibile estendere la conoscenza, la familiarità con questo mezzo di comunicazione anche a chi ne è digiuno?
"un grosso errore consiste proprio nel considerare il fumetto qualcosa di difficile. è comprensibile perché sappiamo che oggi come oggi non si prende più in mano un fumetto come qualcosa di ovvio. ma è colpa degli autori e degli editori. non del fumetto. se un fumetto parla di qualcosa di interessante, stai sicuro che viene immediatamente sfogliato con curiosità, indipendentemente dal nome e dalla fama dell'autore. invece ci sono settori che hanno impostato tutto su personaggi e autori che si sono resi autoreferenziali, per iniziati. questo è un ragionamento che prescinde dalla qualità delle opere, naturalmente. intendo dire che spider-man è autoreferenziale, ha bisogno di lettori iniziati, nonostante i film di grande successo. invece il fumetto su ilaria alpi di becco giallo parla alle persone e interessa a prescindere dagli autori, peraltro bravissimi in questa circostanza. anche tex oggi è autoreferenziale, anche se la collana di repubblica potrebbe avere impatti di lungo periodo sorprendenti. comunque, mi scuso per la digressione, in questi venti anni abbiamo realizzato iniziative su più fronti. posso per esempio ricordare 'il mistero delle cinque gemme', 43.000 copie di tiratura… pubblicazione promossa dal comune di cremona e realizzata assieme a bd (la casa editrice che l'ha editato nel 2006 in collaborazione con alta fedeltà, ndthR). iniziativa riuscitissima e che ha decisamente portato la cultura del fumetto tra le persone 'non iniziate', ma non a caso quasi completamente snobbata dal mondo del fumetto. sull'altro versante, più interno al settore, posso ricordare la pubblicazione delle sceneggiature di vari autori come sampayo e sclavi, convegni, workshop, collaborazioni con futuro anteriore, alter vox, self area…"…
intervista di ettore gabrielli, anteprima # 207, novembre 2008
RENATO ZERO
"nessun riconoscimento dalle istituzioni. anzi. brunetta ha definito noi musicisti dei parassiti. è chiaro che il ministro ha poca dimestichezza con la cultura, in questa vita e in quelle precedenti, che non lo hanno visto certo impossessato dal genio di mozart. con quelle parole non solo ha offeso noi artisti, ma anche la gente che ci segue, chi ci ama. la gente. e il buonsenso. la musica, infatti, insegna i valori del rispetto, dell'uguaglianza, dell'accoglienza; è dialogo con gli altri, cura i giovani da quel senso di vuoto che li spinge a cedere all'inedia televisiva, alla delinquenza facile, alle droghe".
più della scuola?
"mi duole dirlo, ma sì. oggi la scuola è sempre più nemica di chi la fa, dei ragazzi che la frequentano. e delle famiglie. c'è una frattura nettissima. bisognerebbe che si tornasse a stringere un'alleanza tra insegnanti, genitori, giovani, società civile: la stessa che, nel passato, aveva permesso di affrontare da un punto di vista diverso, ad esempio, il problema delle droghe, riabilitando la figura del tossicodipendente da colui che è irrecuperabile a colui che ha dignità di salvezza. oggi la soglia si è abbassata a 12 anni, di pari passo con il disinteresse nei confronti di questa piaga".
l'italia è sconvolta da una preoccupante ondata omofoba.
"c'è una grande paura di essere. di non essere. di sembrare. tanto de rendere questa violenza molto meno spicciola e più complicata di quanto si pensi, slegandola, secondo me, dal ritorno delle destre estreme. nonostante l'evolversi dei tempi e dei costumi, forse si vive il sesso con più problematiche di quando tutto era proibito. o c'è chi non lo vive affatto, decidendo di castigare chi invece lo esercita in sana libertà".
a firenze un sacerdote, don santoro, sta per celebrare le nozze tra sandra alvino, trans che ha compiuto il proprio cammino operandosi e diventando donna, e il compagno. la chiesa condanna.
"io sono cattolico, fin da piccolo mi hanno insegnato ad accettare le regole forti, anche scomode che per secoli questa fede ha tramandato. mi è difficile quindi esprimere un giudizio sereno. certo ricevere un sacramento, per chi crede, è una benedizione imprescindibile. ma in fondo chiamare, che ne so, la luna a testimone di un amore eterno può avere lo stesso valore di un sì detto ad un altare, se davvero si crede in questo sentimento che va oltre i dogmi religiosi. ma è anche vero che la chiesa dovrebbe avere il coraggio di aggiornarsi, di togliersi il paraocchi di fronte a temi che oggi ci sono, esistono e non possono essere sottovalutati. quando cristo transitò da questo pianeta, l'aids non c'era. oggi sì. e il profilattico è l'unico modo per combatterlo".
intervista di fulvio paloscia, la repubblica, pagine di firenze, 24 ottobre 2009
LOREENA McKENNITT
si considera una viaggiatrice musicale?
"sì, mi piace molto la letteratura di viaggio, l'idea che attraverso gli occhi di qualcun altro si possano conoscere certi argomenti, certi luoghi. mi aspetto che accada lo stesso con il mio lavoro, che venga considerato in un certo senso un documento musicale".
intervista di ciro de rosa, mondomix # 3, 2009
NEFFA
il suo nome vero è giovanni pellino, neffa invece viene da gustavo neffa, calciatore paraguayano ex della cremonese.
"mi piace il calcio, sono amante del gioco, da quando mio padre non c'è più tifo napoli, era la sua squadra, quando vince mi sembra di poter gioire con lui. quando vivevo a torino ero per il toro. nel basket sono per la fortitudo, anche se preferisco l'nba: sono un devoto di garnett e lebron james (kevin garnett dopo una lunga militanza nei minnesota timberwolves è passato da un paio di anni ai boston celtics; james è una bandiera dei cleveland cavaliers. tra l'altro è nativo di akron, come i devo, ndthR). in tutti gli sport adoro i giocatori-bandiera, quelli come maldini e totti".
intervista di mario salvini, sport week # 33 (368), 1 settembre 2007
PATTI SMITH
“la sensazione che ho ricevuto cantando in questo luogo è stata intensissima. il fatto che fosse non del tutto finito mi ha dato l’impressione quasi fisica di qualcosa che nasce. posso dire di sentirmi parte dell’atto finale, anche se una piccola parte, della storia di questo edificio. l'acustica è fantastica, assolutamente perfetta per la mia voce che ho sentito correre libera per la sala. sono sicura che tutto ciò avrà un grande futuro”.
“è stato come incontrare moby dick”.
dopo essersi esibita all’inaugurazione dell’auditorium di roma, 21 aprile 2002
DAVID BOWIE
"l'unica cosa che mi manca di quando ero giovane è il senso di divenire in cui si vive sempre. in un qualche modo sono... arrivato non è la parola giusta, ma ora sono diventato, sono. quello che mi interessa è l'essere. quando sei giovane, non sai cosa cosa c'è dietro l'angolo delle ventiquattro ore di un giorno, e c'è un senso di avventura in tutto ciò. questo non vuol dire che credo di conoscere tutto ciò che succederà, ma in un qualche modo sai che non c'è più nessun cambiamento che ti sorprenderà o che ti coglierà alla sprovvista. alcuni degli album che ho fatto sono davvero fotografie del loro tempo – influenzati da ciò che c'era fuori sulla strada e da ciò che io percepivo in quel periodo particolare. essendo una persona curiosa, non c'era altro modo per me che fissarmi su una cosa fino a quando non avevo sperimentato tutto per scoprire quello che mi piaceva esattamente, quello con cui mi trovavo a mio agio. suppongo sia questione di personalità, i miei interessi lo rispecchiano molto".
da interview, giugno 2002, traduzione a cura di velvet goldmine (www.velvetgoldmine.it)
GORAN BREGOVIC
durante il processo di creazione musicale, l'ebbrezza è un mezzo o un fine?
"l'alcol è una storia di famiglia. mio padre era colonnello e, come molti militari, beveva troppo. mia madre lo lasciò per questo motivo. io non bevo praticamente mai, solo quando sono in scena, perché è un obbligo. vengo da una cultura in cui la musica si accompagna sempre al bere. da noi non ci sono la musica classica o l'opera. da sempre consideriamo la musica fatta per bere. l'alcol forte è presente presso gli slavi, dalla vodka alla sljivovica dei balcani: è una tradizione. si può capire la differenza tra culture osservando che cosa bevono le persone. per i francesi è la cultura del vino, mentre presso gli slavi è la cultura dell'alcol forte e fatto in casa. la percentuale di metanolo è incontrollata perché l'alcol è distillato in casa. presso di noi è quasi genetico, i nostri corpi sono modificati da questa distillazione artigianale praticata da secoli. la cultura sudamericana si serve di altro: utilizza la droga e questo rivela un temperamento completamente diverso. (…) in seguito ho migliorato il progetto (un concerto per violini e due orchestre diverse, una di bregovic e una di new york, intitolato 'champagne', ndthR) decidendo di aggiungere 'alkohol' nella seconda parte: mi piace l'idea di offrire questa musica per diversi alcolici. non si beve sljivovica o champagne nelle stesse occasioni. le atmosfere non sono le stesse e i due stati di ebbrezza sono molto diversi. presso di noi il matrimonio e il funerale sono socialmente i due momenti più importanti. di conseguenza le musiche di questi eventi sono cruciali e voglio lasciare nella scia di questa tradizione una musica che si potrà ancora ascoltare nei prossimi secoli. mi piace l'idea che si possa bere con la mia musica".
la moda della musica gitana permette alla comunità di essere meglio considerata nel quotidiano?
"no, sono stati sempre considerati formidabili musicisti, ma da sempre è così… sono stati uccisi prima degli ebrei! ma ho come l'impressione che si stia infine riconoscendo ciò che la cultura gitana ha apportato. perché è difficile trovare un compositore serio che non sia stato influenzato o impressionato dalla musica gitana. nell'europa dell'est tutti sono poveri, i gitani lo sono solo un po' di più. è divertente che l'unica musica che viene dall'est sia la musica gitana. ci siamo io e qualche orchestra gitana a uscire da là. come una rivincita, una giustizia".
il suo album inizia con la canzone di un artigliere e termina con 'kalashnikov'. quale legame intercorre tra l'alcol e le armi?
"è un legame permanente presso di noi. all'epoca dell'ultima guerra, avevo uno zio che non abbiamo ritrovato per quattro anni a sarajevo (è della parte serba della mia famiglia). quando l'abbiamo infine scovato era sempre professore di ginnastica ma era diventato alcolista perché aveva passato quattro anni in prima linea. alla fine della guerra volevo comprargli una casa o qualcosa di simile ma viveva in caserma con dei militari congedati e ha voluto rimanere con i compagni. è morto laggiù perché l'alcol era gratuito. l'immagine dell'esercito è rimasta come quella che c'era presso di voi un secolo fa. ci sono armi in ogni casa, nascoste, sotterrate, in attesa della prossima guerra. all'epoca della seconda guerra mondiale tutti erano armati fin dall'inizio perché avevanp nascosto le armi della prima guerra mondiale. siamo alla frontiera tra ortodossi, cattolici e musulmani, perciò abbiamo questa orribile storia".
la sua bevanda alcolica preferita?
"jack daniel's dopo la firma del contratto, è l'alcolico che devo bere in scena. è come la sljivovica, si può bere in shot senza ghiaccio, ma non ha quel terribile odore di prugna".
intervista di benjamin minimum, traduzione dal francese di olivia tanini, mondomix # 3, 2009
TINTO BRASS
"'nerosubianco', il film del 1967, mi ha fatto bandire dal festival (di venezia, ndthR)".
motivo?
"era un pamphlet, in puro spirito sessantottino, abbastanza violento anche nelle immagini contro l'ipocrisia politica, morale, religiosa e anche sessuale dell'epoca. la storia: una donna sposata che gira per la città di londra in cerca della sua libertà. il film faceva parte della quadrilogia londinese cominciata l'anno precedente con 'col cuore in gola', film che luigi chiarini, il direttore precedente aveva subito voluto al festival. poi, andato via lui… brass ha cominciato a fare paura".
digitando 'nerosubianco' su google, oggi si finisce nel sito della juventus, ma a rivedere il film si colgono subito grandi novità: la contaminazione dei linguaggi da quello dei fumetti alla pubblicità, le citazioni selvagge da buñuel e godard, la psichedelia, lo spirito pop surrealista tipico della swinging london.
"infatti aveva avuto un certo successo. ero anche stato invitato a hollywood dalla paramount. volevano fare un film con me. mi avevano proposto un libro da leggere. io però avevo in mente di fare 'l'urlo'. un soggetto di due paginette che cominciava così: 'la storia si è messa a correre, il cinema non può continuare a camminare'. letto il libro gli ho detto grazie è bellissimo, ma prima voglio fare il mio film. e così è stato. vuol sapere il titolo del libro? 'a clockwork orange' (arancia meccanica). il film poi se lo è fatto stanley kubrick".
rimpianti?
"no. primo perché kubrick ha fatto un film bellissimo. secondo perché anche 'l'urlo' è un film che a suo modo ha fatto epoca. non un film sul sessantotto. ma del sessantotto. infatti era stato selezionato al festival di berlino. c'era lattuada in giuria che mi fa: stai tranquillo che ti danno il premio. poi arrivò la contestazione. il festival fu interrotto e così addio anche al mio premio!".
nel film c'è tina aumont che dice la famosa battuta 'che me ne frega a me della guerra se continuo ad avere difficoltà di orgasmo?'.
cominciava a prendere le distanze dai cosiddetti film politici impegnati. perché?
"perché alla fine ogni rivoluzione si riduce a un bagno di sangue e alla sostituzione di un potere con un altro. spesso ancora più crudele e dispotico. da allora ho preso le distanze da tutte le rivoluzioni. salvo una, quella sessuale".
molti suoi estimatori però giudicano la fase erotica successiva, diciamo da 'la chiave' in poi, come una diminutio.
"personalmente, invece, credo più al linguaggio del corpo che al linguaggio delle parole. il corpo, a differenza della mente, non mente. resta una mia convinzione. come mostro nel corto 'hotel courbet', un omaggio al pittore gustave courbet, autore dell' 'origine del mondo'".
che cosa pensa di tutta questa vicenda (berlusconi e le escort, ndthR)?
"non ho niente in contrario che berlusconi faccia le sue orge. ma non sopporto che per compiacere il vaticano e l'elettorato cattolico dica di no alla fecondazione artificiale, al testamento biologico, alle coppie di fatto e via dicendo. questa ipocrisia la trovo indecente. anche d'annunzio faceva le orge, ma almeno le dichiarava".
non trova che un premier che frequenta monorenni e puttane e seleziona il personale politico in camera da letto dia un'immagine delle donne mortificante?
"soprattutto penso che berlusconi abbia dato un bel contributo a cambiare in peggio gli italiani, abituandoli a credere che sia normale quel che normale non è. che va bene pagare dei pedaggi sessuali per fare carriera e soldi. che ogni comportamento è assolto se porta al successo".
intervista di alberto dentice, l'espresso # 35, 3 settembre 2009
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gustave courbet - l'origine du monde (1866)
DIEGO ARMANDO MARADONA
montevideo. conferenza stampa dopo la partita uruguay-argentina che quest'ultima, con un gol a sei minuti dalla fine di mario 'el gringo' bolatti vince qualificandosi per i mondiali del sudafrica e togliendo il criticato ct maradona da una situazione imbarazzante (ndthR).
diego (…) inaugura la moda dei ct camionisti (e) continua a sbraitare che devono proprio fargli un servizio di sesso orale. in una notte sudamericana fatta di vento gelido, un po' di sesso da strada ci sta. ma maradona, così fuori dallo stile della vita, e così dentro a ogni tipo di rancore, arriva in conferenza-stampa e vomita ancora volgarità:
"tu hai già la bocca sul mio coso".
continua a ripetere per cinque volte:
"que me la chupen y que sigan mamando".
in spagnolo suona meglio ma è sempre roba da rocco siffredi. e una conferenza-stampa di qualificazione mondiale non è proprio un sito hardcore. ma diego ormai può andarci giù, si è qualificato, la paura ce l'ha ancora addosso, assieme a una pettinatura di attore da bollywood, e si sfoga con indecenza:
"ringrazio tutti gli argentini, la mia famiglia, le mie figlie, tutti tranne i giornalisti. siete carogne, figli di puttana, ma tranquilli, ho memoria, mi sono segnato i vostri nomi. sapete chi mi aiuta? dalma e gianina, le mie figlie. tengono una lista di tutti quelli che parlano male di me, dei cornuti e dei più cornuti. mi avete trattato come spazzatura e adesso attaccatevi al mio coso e fatemi godere. io sono bianco o nero, non conosco il grigio".
da un articolo di emanuela audisio, inviata de la repubblica, 16 ottobre 2009
ROBERTO DE ANGELIS (disegnatore di nathan never)
tu e lo sceneggiatore. cosa chiedi a uno scrittore?
"prima regola: mai, e dico mai, fare una qualsivoglia domanda a uno sceneggiatore. si rischia di vedersi travolti da un inarrestabile fiume di parole. seconda regola: mai, e dico mai, fare la medesima domanda a un disegnatore. si rischia di sentirsi rispondere con un suono gutturale che può stare a significare, di volta in volta, un sì, un no o un forse. ho il fondato sospetto che disegnatori e sceneggiatori appartengano addirittura a specie diverse. laddove i primi pensano per immagini, i secondi pensano per dialoghi. la comunicazione è ardua. comunque a uno sceneggiatore chiederei quello che chiedo a chiunque altro e a qualunque altra cosa: sorprendimi!".
da qualche tempo graphic novel sembra sinonimo di fumetto. che ne pensi? e dell'invasione di fumetti allegati in edicola?
"che mi danno un po' l'impressione di un ubriaco e di un cieco che, a braccetto, si fanno strada l'un l'altro. detto questo, l'idea di graphic novel mi sembra promettente, solo bisogna insegnarle a stare in piedi senza stampelle".
cosa consiglieresti a un aspirante disegnatore in cerca di occupazione?
"l'unica cosa sensata: disegnare, disegnare e ancora disegnare. nel tempo libero guardare, anzi, osservare e capire. in definitiva mi sento di esortare gli aspiranti disegnatori a coltivare un'insana monomania".
intervista di paolo guiducci e loris cantarelli, fumo di china # 169 (206), marzo 2009
LENNY KRAVITZ
lei ha partecipato attivamente alla campagna di obama: come giudica i suoi primi mesi da presidente?
"ha un lavoro estremamente difficile da svolgere, ed è troppo presto per giudicarlo. ha in mano la migliore opportunità del mondo per cambiare le cose, ma ha anche ereditato un enorme casino".
pensa che questa crisi cambierà la musica?
"me lo auguro: molta musica attuale non significa più niente, è solo pop prefabbricato, senz'anima. spero che in futuro si faccia strada solo chi ha qualcosa di profondo da dire. penso che la gente sia stufa di aderire a logiche puramente commerciali".
intervista di carla bardelli, vanity fair # 22, 3 giugno 2009
DIANE KRUGER
i patiti di tarantino hanno notato dai suoi film che ha una predilezione per i piedi delle donne. sapevi questa cosa o te ne sei accorta durante le riprese?
"credo di non essere un granché come osservatrice perché ho visto e ammirato tutti i suoi film e non mi ero mai accorta di nulla. quentin lo nega, in ogni caso. è buffo, perché quello che doveva essere uno degli ultimi giorni di riprese si è trasformato in tre giorni in cui mi ha fatto sei primi piani dei piedi e due del viso".
hai fatto due 'il mistero dei templari' con nicolas cage. come è andata con la sua famosa intensità e le sue note eccentricità?
"è sicuramente una persona eccentrica, ma è per questo che ha un'immaginazione inarrestabile. dagli un'idea per una scena e te la può fare in 4.000 modi diversi. impressionante. si vedeva già quando ha iniziato ed era molto più giovane che era selvaggio".
intervista di stephen rebello, playboy # 9, ottobre 2009
NORIYUKI HAGA (pilota ducati)
qual è la prima parola di italiano che lei ha imparato?
"'bella figa'… anche 'ciao' e 'grazie' ma le usavo di meno. ora che sono sposato uso solo 'ciao' e 'grazie' invece".
hai la fama di essere un playboy, è vero?
"no, no. mi sono sposato nel 2001 (a 26 anni, ndthR) e prima ho avuto solo una o due amiche italiane… non mi ricordo bene quante (ride, ndr). amo le donne italiane, ma sono poco affidabili".
quindi 41 non è il numero delle donne che ha avuto?
"(ride, ndr) magari! nella prima gara che corsi a sugo in sbk davide brivio scelse per me il 42, ma in giappone porta male e così lo cambiai con il 41. tra l'altro mio papà è nato l'1-4, quindi ho pensato a lui quando l'ho scelto come numero".
lo hai tatuato anche sul braccio.
"sì, ho (li conta, ndr) sei tatuaggi (per averne così tanti dovrebbe sapere che devono essere sempre dispari, ndthR). ma questo con la scritta nitro è quello più importante (è il suo nickname, ndthR), io sono quel numero lì, mi rappresenta.
segui la politica italiana?
"non ci capisco davvero niente, ho realizzato solamente che è tutto un grande caos (ride, ndr)".
intervista di monica martini, playboy # 9, ottobre 2009
ROBERTO GIACOBBO
come si comporta con chi è critico rispetto ai suoi programmi?
"pensare di andar bene a tutti è un'utopia (anche pensare che i milioni di fan di 'chi l'ha visto?' cambino canale il lunedì sera lo è, ad ogni modo, ndthR). gli appassionati sono tanti ma c'è chi cerca il pelo nell'uovo. le critiche più dure, comunque, le ho ricevute sul perché avessi trattato certi temi e non su come li avessi trattati. ci sono temi tabù? do voce ai favorevoli e contrari all'argomento che tratto".
quali i temi contestati?
"gli ufo. pur non avendo mai detto che esistono esserini con antenne, ho ricevuto critiche. eppure sono molti gli avvistamenti. tra questi, ovviamente, ce ne sono di veri e di falsi. perché se qualcuno ha visto qualcosa non dovrebbe parlarne? a metà degli anni '50, a firenze, un oggetto volante non identificato si è fermato sullo stadio comunale. hanno interrotto la partita. sul referto l'arbitro ha scritto: 'partita sospesa per oggetto volante non identificato'. lo hanno visto 20-30mila persone, i cronisti de 'il tempo' lo hanno testimoniato e se io affronto il tema sono una persona superficiale? una cosa che non faccio mai è generalizzare. generalizzare è pericoloso".
intervista di giada valdannini, 50 & più # 1, gennaio 2009
PETER BAGGE
c'entra qualcosa la tua serie 'hate' con il grunge, visto che è uscita nello stesso periodo dell'esplosione del genere musicale ed è ambientata a seattle, la culla del grunge? so già che non sarai d'accordo.
"infatti non lo sono: la serie non era per nulla sul grunge, ma vista l'epoca di uscita e la location è naturalmente associata con il fenomeno grunge".
l'associazione con il grunge è stata positiva per il successo della serie?
"no, stava già vendendo bene prima che scoppiasse il fenomeno grunge. del resto, per ogni lettore che si metteva a prendere l'albo a causa del grunge penso che ce ne fosse un altro che lo evitava per lo stesso motivo!".
il tuo albo 'the megalomaniacal spider-man' (una parodia cinica del tessiragnatele uscita per la stessa marvel, anche in italia su 'wiz' # 28, ndthR): hai citato l'opera principale di ayn rand, 'la rivolta di atlante' ('atlas shrugged'), immagino a causa delle idee oggettiviste di steve ditko (l'oggettivismo è la corrente filosofica fondata dalla rand).
"ovviamente. volevo che la vita e la personalità di peter parker riflettesse quella dei suoi due creatori, steve ditko e stan lee".
sviluppa questo punto: la vita da misantropo di ditko e invece gli atteggiamenti da star di stan lee (vedi la leggenda urbana che lo vede obbligare un dipendente a baciargli i piedi, che tu citi nella tua storia dell'uomo-ragno).
"ci sono un mucchio di racconti sull'arroganza di lee che si sarebbe manifestata non appena ha raggiunto il successo. lui ha ancora la classica parlantina da imbonitore, invece ditko ha sempre evitato le luci della ribalta, e vive una vita molto ritirata, per cinquant'anni ha lavorato nello stesso studio vicino a times square! quindi, per molti versi i due sono l'uno l'opposto dell'altro".
tu sei anche un cartoonist politico, parlaci delle tue idee libertarie.
"in breve, io sono un liberal per le questioni sociali, ma, a differenza della maggior parte della gente, non voglio che il governo imponga le mie idee su quelle degli altri. per me i governi dovrebbero essere meno coinvolti nelle nostre vite di quanto non sono. certo, bisognerebbe aspettarsi meno dal governo, ma a me va bene. purtroppo, molte persone vogliono che il governo faccia loro da genitore".
è stata comunque una buona notizia per me l'elezione di obama, perché il partito repubblicano era diventato così corrotto e malvagio che si meritava una dura sconfitta!
"però questo significa anche che per i prossimi due anni i democratici avranno il controllo totale del governo e temo che ci manderanno ancora più in bancarotta! spero che obama governi in maniera pragmatica anche se ci sono senz'altro troppe aspettative su di lui. sono preoccupato per l'attuale crisi, naturalemnte, ma temo che nel lungo periodo le 'soluzioni' dei politici si possano rivelare peggiori della crisi stessa. ma solo il tempo lo dirà".
'apocalisse ora!' (il titolo originale è 'apocalypse nerd', ndthR) è un'opera molto cinica: pensi davvero che in certe circostanze valga solo il detto 'homo homini lupus'?
"volevo soltanto mostrare quello che una persona, per quanto sensibile, istruita ed evoluta sarebbe in grado di fare per sopravvivere".
intervista di stefano priarone, anuario del fumetto # 14, 2009

ARRIGO LEVI
c'è una frase che mi ha colpito - e direi commosso - nel suo ultimo libro 'un paese non basta': 'sento di aver vissuto tutte le esperienze della mia vita come fossero la continuazione della vita di mio padre'.
"la mia convinzione profonda è che ogni uomo porta con sé almeno cento anni di memorie. io ho memoria di alcune cose accadute prima che nascessi. sono stato condizionato dall'esperienza della generazione precedente, una generazione responsabile che mi ha trasmesso dei valori morali. e in questo senso la persecuzione degli ebrei ha rafforzato i vincoli familiari. c'era in tutti noi la consapevolezza di dover sopravvivere in condizioni difficili, e questo ha fatto della famiglia un luogo di formazione e di protezione. senza dubbio, le mie radici sono nella mia famiglia".
il suo libro è un viaggio nella memoria, dove sfilano due generazioni con una grande precisione di dettagli. ricordi o ricerche di archivio?
"non ho una memoria molto precisa, piuttosto è selettiva. ricostruisco coi ricordi, con quello che si è depositato dentro di me. e poi c'è, direi, una mia particolarità che si può anche chiamare ossessione e che mi è di grande aiuto: l'abitudine di conservare tutte le lettere scritte e ricevute dall'età di quindici anni. scrivevo in doppia copia con la carta carbone. ho un armadio pieno di corrispondenza. però penso che tutti noi utilizziamo una memoria che abbraccia almeno un secolo, la nostra e la generazione passata".
intervista di carlo napoli, messaggero di sant'antonio # 9, ottobre 2009
MARIO VARGAS LLOSA
“credo che, per scrivere, la vocazione sia un punto di partenza, ma con la sola vocazione non si scrivono buoni romanzi. si scrivono buoni romanzi quando la vocazione si materializza attraverso una forma, che è come ogni narratore scopre il proprio mestiere. i romanzi sono scritti con parole, per cui le parole sono assolutamente fondamentali per la riuscita o il fallimento di una storia. per me il successo o il fallimento di una storia dipende da qualcosa di semplicissimo: ovvero che il lettore creda o meno a quella storia. se il lettore crede, è un successo, se il lettore non crede, la storia ha fallito, non vive”.
da la settimana letteraria, via e-mail 2002
WAYNE SHORTER
ricorda un episodio vissuto che aiuti a capire miles davis fuori dalla retorica corrente?
“eravamo in un nightclub, non ricordo dove. altri musicisti suonarono prima di noi. quando ebbero finito, un sassofonista guardò verso miles: ‘come ho suonato?’. e lui rispose: ‘ma tu con la fidanzata parli come hai suonato stasera? nella tua esecuzione ho sentito solo la tecnica e gli esercizi che fai di giorno. la prossima volta, con il sax, raccontami una storia’. miles detestava lo stereotipo ‘donne, tromba e auto veloci’ che i media avevano costruito su di lui”.
intervista di giacomo pellicciotti, la repubblica, 23 marzo 2003
MOGWAI
“qualcuno ha detto che il titolo del nostro nuovo lavoro 'happy songs for happy people' (2003, ndthR), è ironico. invece non è così. siamo stufi di essere considerati gente che si piange addosso. a tutti accade di sentirsi, a volte, molto tristi: l’importante è non pensare di essere gli unici al mondo a soffrire. in ogni caso è riduttivo associare a una canzone un unico stato d’animo. così come è impossibile che all’interno del nostro gruppo tutti siano felici, oppure tristi, nello stesso momento…”.
da musica! di repubblica #376, 12 giugno 2003
FRANCIS FORD COPPOLA
"'apocalypse now' non è solo merito mio, la vera anima del film è stato john milius, che ha scritto insieme a me la sceneggiatura. ma forse il rapporto del film con l'opera di conrad è stato creato da me. durante tutte le riprese tenevo in tasca la versione tascabile del libro, che era una sorta di bibbia per me, una fonte di ispirazione continua. non facevo che leggerlo e sottolineare qua e là qualche brano…".
"il cinema è letteratura. quando ero ragazzo, ero attratto dal mondo della letteratura e avrei voluto diventare uno scrittore o seguire la carriera universitaria, come mio fratello. poi, un giorno, sono entrato in un cinema e mi sono messo a guardare alcune scene di un vecchio film muto. in quel momento ho capito che il cinema era la mia forma di espressione. anziché scrivere libri avrei scritto sceneggiature, che consideravo una forma letteraria. il destino poi mi ha portato altrove, e nella mia vita ho scritto solo due o tre sceneggiature originali. avrei voluto scriverne di più, ma a 32 anni diventai famoso con il film 'il padrino', e tutto cambiò; fui costretto a inseguire quel successo e a calarmi nei panni del grande regista hollywoodiano. arrivarono 'il padrino parte II' e 'il padrino parte III'. non avrei voluto realizzarli, a me ne bastava uno…".
"adesso sono un uomo ricco. ho investito i miei guadagni nel business del vino californiano, e ho guadagnato un sacco di soldi. ora ho 69 anni, e posso fare il pensionato. ma invece di trascorrere il mio tempo libero giocando a golf, posso permettermi di scrivere delle sceneggiature originali per i miei film, e posso anche produrli, senza rendere conto a nessuno dei contenuti".
dichiarazioni alla stampa raccolte da rosella bennati, 50 & più # 12, dicembre 2008
MICHAEL CIMINO
nel suo libro (big jane, ndr) lei sottolinea che, in america, tutti vorrebbero andare a hollywood. perché?
“perché la california ha sempre rappresentato per gli americani la corsa all’oro. è la terra dove splende sempre il sole, dove ogni cosa si trasforma in oro. è anche un luogo del rinnovamento totale per le persone: successe nell’800, negli anni ’30, negli anni ’60. è il luogo dove puoi diventare quello che non sei. il mito della california è nato prima del cinema: hollywood ha solo sostituito qualcosa che già era nell’immaginario collettivo”.
chi è il suo regista preferito?
“i grandi registi della storia del cinema, secondo me, sono tre: visconti, ford, kurosawa. visconti diceva che con il suo lavoro riusciva ad aprire una porta per gli altri”.
intervista di roberto caramelli, i viaggi di repubblica, # 264, 13 marzo 2003
CLAUDIO GENTILE
in italia però, salvo qualche eccezione, non nascono più i grandi difensori tipo gentile. perché?
"perché hanno svalutato il ruolo del difensore. oggi non ci sono più istruttori in grado di insegnare a marcare l'uomo. da notare che questo accade nel paese che, per tradizione, ha sempre espresso i migliori difensori del mondo (anche per via della radicata anima catenacciara, ndthR)".
c'è un attaccante che, se giocasse adesso, non vorrebbe mai marcare?
"gilardino. perché è un animale da gol in grado di bruciarti sempre sul tempo, uno che vede la porta come pochi".
il miglior calciatore italiano in assoluto?
"de rossi. centrocampista alla tardelli, sa fare tutto. corre, gioca bene la palla, lotta, difende, si inserisce, sa fare anche gol. uno che io conosco bene perché nella mia under, in due anni ha vinto in europa e una medaglia olimpica ad atene".
intervista di mario d'ascoli, il resto del carlino, 17 novembre 2009
GIANFRANCO MANFREDI
(…) lo scorso anno ha pubblicato 'ho freddo', sempre con il tema del vampirismo al centro della trama. perché i vampiri continuano a esercitare tanto fascino?
"stiamo ai fatti. circa ogni dieci anni i vampiri riemergono dalle loro tombe e ritrovano popolarità sul mercato editoriale, di solito a seguito di un best seller che trascina altri romanzi. si tratta di una vera e propria piaga, come possono vedere i frequentatori di librerie e di supermarket. sono appena tornato dalla spesa e ho contato all'ipermercato ben sette nuovi titoli con dentro la parola 'vampiro". i vampiri appena escono dalle tombe vengono vampirizzati subito dalla specie più temibile di vampiri: gli editori. poe scrisse un racconto ('vampiri a manhattan') in cui i vampiri erano appunto gli editori. consiglio ai lettori di attenersi ai vampiri doc, e agli editori seri, cioè quelli specializzati nel tema, che sanno scegliere oculatamente e non per motivi esclusivamente commerciali. paolo de crescenzo di gargoyle è, tra questi, indubbiamente il più competente".
passiamo ai fumetti. qualche incursione in dylan dog e tex willer, nel 1997 la nascita di 'magico vento', dieci anni dopo la miniserie 'volto nascosto'. entrambe con un grande successo di pubblico e di critica. eppure 'volto nascosto' è durato appena quattordici albi mentre per 'magico vento' è stata annunciata la chiusura nel 2010 lasciando molti fan nello sconforto. non è un controsenso?
"'volto nascosto' riprenderà nel 2011 con il titolo 'shangai devil'. le avventure del protagonista ugo saranno ambientate nella cina della rivolta dei boxer. 'magico vento' ha concluso il suo ciclo. mi piaceva l'idea di offrire ai lettori una saga compiuta. le serie lunghe sono di due tipi: quelle che vengono scritte da molti autori che si danno il cambio e quelle con un autore principale. nel caso di 'magico vento', l'autore, cioè il sottoscritto, è praticamente unico. ha idea di che impresa sia scrivere decine di migliaia di pagine sempre sullo stesso personaggio? si rischia di impoverirlo, di avvilirlo in uno standard e non volevo che questo accadesse proprio perché molto amato dai lettori".
un passato da docente universitario, cantautore e attore. un presente da scrittore e sceneggiatore. che cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro di gianfranco manfredi?
"ho intenzione di lasciare più spazio e più tempo alla mia attività di romanziere, perché è quella che mi appassiona di più. è paradossale, ma il mondo della produzione culturale funziona così: le cose in cui metti meno impegno, sia creativo sia di ore di lavoro (ad esempio i varietà televisivi), sono quelle pagate meglio. quelle che ti costringono a farti un mazzo spaventoso e di livello espressivo più alto rendono, se va bene, un decimo. è un bel lusso ad una certa età, poter fare a meno di inseguire i quattrini, cosa che del resto mi ha sempre pesato e considero profondamente stupida. se uno vuole diventare ricco è meglio che faccia il notaio piuttosto che lo scrittore".
intervista di federico temperini, il resto del carlino, 17 novembre 2009

"zombie di tutto il mondo unitevi" (1977), (gran) terzo album di gianfranco manfredi
KEITH RICHARDS
"sono un musicista, uno che scrive canzoni, un menestrello se vuoi. e la cosa importante di questo gioco è passare il testimone agli altri. tutto quel che ho imparato lo devo ad altri. è una lunga tradizione che appartiene alla storia della musica. sulla tomba mi piacerebbe avere inciso: 'è trapassato, ma l'ha passato'".
intervista di arianna finos, la repubblica, 22 settembre 2008
ENRICO ALBERTOSI
che ne pensa del calcio di oggi?
"noi in campo ci divertivamo di più. oggi il calcio è soltanto atletico, troppo pressing, troppi falli tattici, troppi fischi degli arbitri. il calcio italiano è diventato un calcio triste. per vedere belle partite guardo il campionato inglese".
l'attaccante più forte?
"sivori tra gli stranieri, riva tra gli italiani (e van basten tra i non umani, ndthR)".
oggi i più forti chi sono?
"pato gli stranieri, gilardino tra gli italiani".
intervista di alberto cerruti, la gazzetta dello sport, 18 novembre 2009
EARL JERROD ROWLAND (play della vanoni cremona basket)
fuori dal campo come vive l'avventura italiana?
"rispetto ai primi anni europei sono diventato pigro. mi piace stare con i compagni, rilassarmi. ascolto tanta musica: hip hop e r&b. adoro jay-z".
intervista di davide romani, la gazzetta dello sport, 18 novembre 2009
CRISTIANO DE ANDRE’
hai accettato cristiano de andré?
“mi sono accettato nel momento in cui mi sono accorto che avevo qualcosa da comunicare. e sono stato meglio. c’è stato un periodo in cui scrivevo canzoni e poi le confrontavo con quelle di mio padre e la soluzione era: devo stare zitto, non posso far niente!”.
hai mai creduto alla forza politica della canzone?
“io sono un anarchico come mio padre. ho un ateggiamento più distaccato, preferisco stare sulle sponde ad osservare piuttosto che infilarmici dentro con le braccia alzate. ho sempre creduto che la musica possa unire la gente generando comprensione e comunicazione, dunque trovo che abbiamo un obbligo: trasmettere ciò che sentiamo, orrori e disappunti che viviamo”.
“mi sono sempre sentito di sinistra ma in questo momento storico è chiaro che questo centro sinistra mi lascia perplesso. il momento politico è molto brutto, vediamo cose talmente allucinanti di una classe politica arrogante che ha passato i limti e che si autoeluderà, è questione di poco tempo (oddio, per intanto son passati altri sei anni, ndthR)”.
intervista di si.bo., l'unità, 8 marzo 2003
IBRAHIM FERRER
“i primi tempi, all’avana, cantavo ma mi sentivo sempre emarginato, sottovalutato. deluso dalla musica feci il lustrascarpe e vendetti biglietti per la lotteria. quando juan de marco mi venne a cercare per far parte del buena vista social club ci misi un po’ per lasciare lucido e spazzole. avevo avuto più soddisfazioni come lustrascarpe che come cantante. in fondo avevo toccato i piedi del grande teofilo stevenson (mitico pugile cubano, ndi)”.
da la repubblica, 17 marzo 2003
MERCEDES SOSA
il folclore in argentina ha un significato molto forte. che rapporto ha con la tradizione?
"il folclore è la nostra tradizione, la nostra terra, le nostre correnti più nascoste e segrete che poi è bello tirar fuori quando serve. per me folclore è come una sostanza plasmabile, una realtà in grado di rinnovarsi sempre, qualcosa che si aggiorna nel momento in cui si cerca di reinterpretarlo".
tanti anni trascorsi a recuperare modelli culturali ed espressioni locali per cercare di tamponare l'ascesa di riferimenti globali e nocivi per la tradizione. non si sente stanca?
"non mi sento l'età che ho (74, ndthR), non ho alcun tipo di problema quando canto, la mia intonazione sembra trarre beneficio dall'età che avanza. ho imparato ad apprezzare il lavoro di ricerca che si deve svolgere ogni volta che scandaglio brani da interpretare. e poi l'età mi ha regalato una rara dote, ho affinato la tecnica dell'artista. riesco a immaginare tutto ciò che le parole celano, a disegnare nella mia testa intense immagini grazie a poche parole, come un film. penso che la vita regali cose buone e cose meno buone, questa è ottima. non ho più la possibilità di lottare per ciò che non va come dovrebbe, posso continuare a dare l'esempio positivo facendo quello che sento di poter fare".
trova uno scenario orientato al recupero delle matrici popolari?
"certo, ed è composto da giovani musicisti. mi piace molto una nuova tendenza atta a rimestare la chacarera, però questi giovani soffrono dei problemi di mercato, non vengono passati per radio, non varcano i confini locali".
qual è il miglior regalo che le ha fatto la vita, visto che le ha portato anche molta sofferenza?
"l'amicizia di joan baez. ho usato per la copertina di 'corazòn libre' (album del 2005, ndthR) un disegno che mi regalò diciassette anni fa, per tenerla sempre vicina a me, è uno di quei doni buoni della vita. ma direi che il dono migliore che ho ricevuto è di poter essere ambasciatrice dell'unicef, fare qualcosa per i bambini, cantare per loro. non ho dubbi, niente è paragonabile al poter fare del bene ai bambini, permettere che questi crescano in condizioni agevoli".
intervista di federico scoppio, mondomix # 1, estate 2008

ORIANA FALLACI
intervista realizzata per "annabella" all'indomani dell'uscita del romanzo "penelope alla guerra" esordio narrativo della fallaci, del 1962.
non crede che la donna sia, tutto sommato, più felice e soddisfatta in una posizione sottomessa nei confronti dell'uomo?
"nemmeno per sogno, vogliamo scherzare? queste sono favole per gli uomini sciocchi e le donne sciocche. la sottomissione è sempre peccato mortale: sia che la sopportino le donne come nei paesi musulmani o rigidamente cattolici, sia che la esercitino gli uomini, come in america. (…)".
crede che l'amore, per una donna moderna, ansiosa di imporsi anche sul lavoro, sia utile o dannoso?
"(…) trovo molto più eroica una donna che pur avendo un lavoro riesce a sostenere il peso di un amore, anziché una donna che non avendo nulla da fare si dedica tutta a un amore (…)".
ci sono abitudini americane che le piacerebbe veder trapiantate da noi?
"l'abitudine alla democrazia, quella democrazia la quale ci permette di scrivere che il presidente ha le mutande a fiori senza essere per questo accusati di lesa maestà, o che il signor xy è un ladro anche se è il cognato della cugina del genero della cameriera del presidente. l'abitudine a non avere una religione di stato, a fare la dieta, a flirtare senza vergogna, a darsi del tu, a indossare i pantaloni d'inverno e in viaggio anche se si è donne, a non sentirsi schiavi di nessuno e, soprattutto, a divorziare".
saprebbe indicare tre donne che le americane prendono come modello?
"la donna americana. la donna americana. la donna americana".
qual è lo spettacolo che l'ha più colpita nei suoi viaggi negli stati uniti?
"l'uragano. (…) non si può capire in fondo l'america se non si ha la disgrazia di trovarsi dentro un uragano perché, in america, anche la natura è più violenta e spietata che altrove, ed è la prima ad imporre quella spietata legge americana: o me o te. bisogna essere forti per sopravvivee in america, e senza pietà (…). io amo e odio l'america. quando sono in europa vorrei essere in america. quando sono in america, invece, vorrei essere in europa. anche quando mi arrabbio con gli americani, con gli ascensori americani, con i gelati americani, io in america mi trovo bene. più che in america intendo, in questo caso, new york. con venezia e hong kong, new york è una delle tre città più belle del mondo: a mio parere, s'intende (…). la felicità, d'altronde, la danno le creature, non le città: anche se le città sono il risultato delle creature che le costruiscono. io sono felice o infelice dappertutto: a seconda di chi mi sta accanto".
intervista di vittorio buttafava, ripubblicata in parte da a # 40, 8 ottobre 2009
GIAMPAOLO MORELLI
il suo primo incontro con l'ispettore coliandro?
"i manetti bros mi hanno proposto il copione dicendomi: 'sei adattissimo'. non ho mai capito se fosse un complimento o meno. coliandro è abbastanza un coglioncione".
lei si ritiene un coglioncione?
"l'ispettore coliandro c'est moi. è un uomo comune. per questo mi piace".
anche ai poliziotti…
"mi dicono: 'coliandro è uguale a un mio collega'. la verità è che assomiglia a molti di loro. è uno che fa il figo, vorrebbe essere serpico, callaghan. e invece è coliandro".
gli altri poliziotti delle fiction sono credibili?
"non li guardo, mi annoiano. mi piace solo montalbano. gli altri sono fasulli, stereotipati (ma 'la squadra' l'hai vista mai? ndthR)".
l'ispettore coliandro è anche il primo personaggio di fiction ad aver ricevuto una querela. è arrivata dal difensore dell'inter marco materazzi, indispettito perché in una puntata della serie un personaggio perde giocando al fantacalcio e se la prende con lui.
"la frase incriminata è: 'quel bastardo di materazzi si è fatto espellere un'altra volta'. ma non era una scena offensiva, anzi: la frase era un omaggio al campione (sì, ma dovevate calcolare che avreste avuto a che fare col sense of humour di un calciatore, eh! ndthR). i personaggi di questa fiction parlano il linguaggio di tutti i giorni. e due tifosi che discutono di calcio al bar non direbbero mai: 'oh, quel birbantello di materazzi'".
materazzi ha chiesto un risarcimento.
"di un euro a spettatore. due milioni e mezzo di euro in tutto. non male, eh (no, non male. ma questo potrebbe anche voler dire che se lo incontrassi, gli dicessi 'bastardo' e poi gli mettessi un euro in mano finirebbe tutto lì? ndthR)".
morelli è un narciso?
"come chiunque fa questo mestiere. è la ragione per cui le amicizie fra attori sono difficili. l'attore è un essere stupidino, che accetta di rimettersi tutti i giorni al giudizio insindacabile degli altri. ha una nevrosi. e le nevrosi tolgono intelligenza alle persone".
la più seduttiva fra le attrici?
"fra le italiane nessuna. mi piace monica vitti dei tempi andati. fra le straniere keira knightley. le altre le confondo. le americane si assomigliano tutte".
intervista di maria latella a 'scusi lei è favorevole o contrario?' su 'lei - sky canale 125'. testo raccolto da erika riggi, a # 40, 8 ottobre 2009
SAMUEL ETO'O
e balotelli (l'ha sorpreso, ndthR)?
"se non diventa uno dei più grandi giocatori al mondo lo ammazzo. deve imparare a concentrarsi su se stesso e ad abituarsi alle provocazioni. certe cose succedono solo a chi è temuto, e lui è uno che fa paura agli avversari. se matura e impara a ignorare provocazioni e fesserie varie non ce n'è per nessuno (anche se più che "fesserie" io lo chiamerei razzismo bello e buono, ndthR)".
intervista di mirko graziano, la gazzetta dello sport, 24 novembre 2009
THIAGO SILVA
qual è l'attaccante della serie a che l'ha stupita di più?
"milito: è impressionante perché gioca per i compagni e segna tanto".
e il difensore?
"mexes: è forte tecnicamente e fisicamente".
dal punto di vista tattico, che cosa l'ha sorpreso?
"in italia quando gli avversari hanno la palla c'è la tendenza a scappare indietro. in brasile non accade. e nel milan spesso riusciamo a non farlo".
a milano ormai si è pienamente ambientato.
"sì, vivo benissimo qui. rio un po' mi manca, ma milano è la più bella città d'europa (thiago, ma tu… bevi parecchio? ndthR)".
intervista di giovanni battista olivero, la gazzetta dello sport, 24 novembre 2009
il quotidiano "usa today" ha pubblicato un inserto speciale dedicato a muhammad alì, con numerose dichiarazioni di sportivi e personaggi dello spettacolo dedicate al leggendario pugile un tempo conosciuto come cassius clay.
BILLY CRYSTAL
"mi considerava un suo fratellino per l'abilità con la quale imitavo lui e il giornalista howard cosell. un giorno mi dice: 'perché non vieni a fare jogging con me in quel club di golf?'. allora gli spiego che gli ebrei in quel posto vengono discriminati. così mi risponde: 'io sono musulmano e mi accettano. ma da domani non ci andrò più'".
"SIR" CHARLES BARKLEY (ex ala di basket con 76ers, suns e houston rockets)
"sono cresciuto in alabama, dove venivano bruciate le nostre chiese dai membri del ku klux klan. alì mi ha fatto capire che anch'io avevo diritto ad avere un'opinione e la potevo esprimere".
KAREEM ABDUL JABBAR (divinità dei lakers)
"non ha mai avuto paura di parlare con chiarezza anche quando le sue parole contrastavano con ciò che la principale corrente di pensiero cercava di inculcare alla gente. è un esempio unico".
usa today, 23 novembre 2009
CHECCO ZALONE
cosa c'è di autobiografico nel film?
"l'inizio, anche io come il protagonista del film ('cado dalle nubi', ndthR), sono partito da bari diretto a milano. sognavo una carriera come jazzista".
checco zalone del film invece parte da polignano a mare. perché ha scelto proprio quel paese?
"perché è il paese d'origine di domenico modugno. il film avrebbe dovuto cominciare con l'immagine di una statua a lui dedicata ma mai collocata nel paese perché sindaco e paesani non si sono messi d'accordo sulla posizione".
il film tratta il tema dell'omosessualità. di questi tempi non rappresenta un rischio?
"quando abbiamo scritto la sceneggiatura, non si erano ancora verificate le gravi violenze a danno degli omosessuali. il dubbio c'è dunque venuto a cose fatte, però mi ha consolato la considerazione che nel film checco, dapprima ostile a suo cugino gay, compie un percorso etico che lo fa cambiare radicalmente".
intervista di paola pasquarelli, il resto del carlino, 25 novembre 2009
GIOVANNI LINDO FERRETTI
sembra che il suo cammino cattolico non sia una scelta 'ideologica', fatta a tavolino. sembra nasca da cose basiche: le parole, i gesti.
"io non parto mai da un'elaborazione intellettuale delle cose che succedono. le cose precedono il pensiero. una sola decisione ho preso nella vita pubblica: quando con zamboni facemmo nascere i cccp, quello è stato un puro atto di volontà. dopo, un gestire gli accadimenti. così non ho neanche scelto di scrivere questo libro ('bella gente dell'appennino', in uscita, ndthR): io avrei aspettato chissà quanto, è stato gian arturo ferrari della mondadori a mettermi alle strette, e in quattro mesi ce l'ho fatta. era l'inizio della bella stagione, mia madre stava meglio. scrivevo ogni giorno dalle 2 e mezzo alle 7 e mezzo, la sera correggevo, la notte mi obbligavo a dormire. ora sono molto contento che qualcuno mi abbia costretto".
intervista di chiara di clemente, il resto del carlino, 25 novembre 2009
ANDREA BOCELLI
che cos'è per lei la fede?
"è fondamentale. senza fede credo che ci sia la disperazione (sorpresa! crede male. ndthR). la vita è una tragedia annunciata: prima o poi arrivano la vecchiaia e la morte. aver fede è importante, credo che il creato sia la manifestazione evidente di una volontà intelligente (e il sabato creò il luna park per andarci la domenica, ndthR)".
nel disco (strenna di canti natalizi com'è d'uopo per ogni cantante celebrato. o bollito, fate vobis, ndthR) c'è anche un coro mormone.
"sono aperto a ogni religione (tot religioni, tot entrate, ndthR)".
c'è anche una canzone dei muppets.
"molto apprezzati dai bambini (tot bambini, tot entrate, ndthR). il mio rapporto con loro (coi bambini, non coi muppets, ndthR) è spesso in difficoltà, non gli canto 'il trovatore' di sicuro…".
che cosa pensa di chi vuole togliere il crocefisso dalle scuole?
"mi sembra una provocazione. noi abbiamo la nostra cultura, la nostra tradizione, e devono essere rispettate (e poi, se lo togli resta pur sempre il segno sul muro, no? ndthR)".
intervista di gabriella mancini, la gazzetta dello sport, 20 novembre 2009
RANKIN WADDEL (fondatore, direttore creativo e editore di "dazed & confused")
"non mi piace la moda. anzi, la odio. non mi piace la maniera in cui ordina alle donne come devono apparire. è un mondo che insulta le persone e viene allo stesso tempo insultato (dagli addetti ai lavori)".
intervista di mara accettura, d, # 95, 7 aprile 1998
Written on date 03/11/2009 by thR




