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O un album o un sottobicchiere.



Emmanuel Lucassen è per metà belga, per metà italiano e questo qualcosa dovrà pur voler dire. Qualche mese fa ci scambiammo dei campioni di suoni (io non sapevo che anche lui fosse musicista e manipolatore digitale) e in quell'occasione mi passa un CD anonimo dicendomi: contiene qualche "stronzata" vedi se può esserti utile, insomma facci quello che ti pare e se non ti dice niente usalo come sottobicchiere (segue una risatina isterica). La sera stessa mi ritrovo in auto e infilo il CD nel lettore. La musica, o le stronzate come le chiama lui, sono esplicitamente elettroniche, insomma non c'è spazio per strumenti acustici e più che appunti sembrano essere brani completi. Proseguo e li ascolto tutti in sequenza, l'uno dopo l'altro, senza saltarne uno fino a che, in autostrada, decido di fermarmi. Prendo il telefonino, faccio il suo numero e gli dico perché mai parlasse delle sue cose in quella maniera. In realtà, la dentro, io di stronzate non ne avevo trovate e nonostante fossi inizialmente e quietamente preparato allo zapping, del resto mi aveva preparato lui ad un ascolto distratto e sorvolante, conclusi che dai miei padiglioni auricolari erano passate delle cose fantastiche. Ho insistito affinché le mettesse in ordine e concludesse quelle poche cose che avevano un finale incerto ma la sua ritenzione, che io definirei meglio come incapacità di sentirsi un musicista pur non possedendo un'educazione grammaticale della musica, è durata fino ai nostri giorni, cioè quando si è deciso e lo ha fatto. Finalmente.
La musica di Manooze (questo è il suo pseudonimo) è di una cattiveria e di una obliquità sconcertante tuttavia ha un senso delle proporzioni formali spiccatissimo, intendo nella divisione metrica e schematica dei blocchi compositivi. E ha il pregio della leggerezza, queste traccie non stancano mai cosa che succede invece spesso nella musica elettronica che per sua natura tende alla ripetizione ossessiva di certi canoni. Le puoi ballare, canticchiare, amare ma anche odiare, minchionare e pogare. Ciò che è impossibile è ignorarle. In alcuni episodi sembra che il ritmino elettronico quasi danzereccio si perda tra le solite ordinarietà da discoteca e invece accade sempre qualcosa di sorprendente che ti fa ritornare indietro quei pensieri, casomai li avessi avuti. In altri momenti la sperimentazione lo conduce in zone minate, facili prede della soluzione banale ma anche questo non succede mai. Che sia questa la qualità principale di essere per metà belga e per metà italiano? Io non conosco il popolo belga ma ricordo che uno dei più grandi esponenti del surrealismo, Magritte, quello a ben guardare più violento tra i compagni di movimento (seppur mostrasse tale violenza con la pacatezza tipica dei nordici) era proprio di quelle parti. Qualcosa dunque dovrà pur voler dire.
Oggi Manooze è anche diventato il 5° elemento dei Luxluna ed approfitto di questo spazio per dargli il benvenuto nella band e, come musicista solitario, in Anomolo.
Non fidatevi di quello che trovate scritto all'interno del book del suo CD. Passare oltre e cliccare su play.

Buon ascolto.

Marco Fagotti, 20/11/2005