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L'uomo di natale

tom b.

Babbo Pino aveva in mente per la sua famiglia un natale speciale.
Quest’anno, basta misera, pensava. Voglio un uomo di natale per mio figlio.

E così, nella calda notte della vigilia, Babbo Pino scese in città, spaventandosi egli stesso della sua lunga e spigolosa ombra che si distorceva fra i vicoli del centro storico.
Eccolo, disse fra sé, voglio quello. E silenzioso come un gatto fece suo l’uomo, un giovanotto prossimo ai trenta, smilzo e longilineo. Lui è perfetto, pensò.

Entusiasta del suo bottino, corse nel bosco con la sua preda, in cerca del figlio.

“Che bello papà”, disse il giovane Pino al babbo, “mi hai preso un uomo!”
“Certo figlio mio, è natale! Non potevo permettermi di comprartelo, quindi sono sceso in città e ne ho catturato uno, tutto per te.”
“Ma questo ci scappa, papà, dobbiamo fare qualcosa!” aggiunse il giovane Pino.
Babbo Pino rimase a guardare la sua preda, che si contorceva fra i suoi rami, in preda al panico ed alla confusione. Parlava una lingua che non potevano comprendere e si muoveva troppo.
“Bisogna tagliargli i piedi”, disse Babbo Pino dopo alcuni minuti di riflessione, “così non potrà scapparci”.

E così, padre e figlio, tagliarono i piedi dell’uomo, e lo piantarono in un vaso.
“ci vuole anche della terra, nel vaso”, disse il babbo, “affinché questa tamponi la ferita e l’uomo non s’afflosci del tutto, non subito perlomeno. Dobbiamo evitare che si svuoti di tutto il sangue, altrimenti non faremo in tempo ad addobbarlo”.

E così, mentre da sotto il vaso scendeva lento un viscoso pasticcio di terra e sangue raggrumato, dopo aver opportunamente fissato il tronco dell’uomo con una canna per farlo star ritto, i due cominciarono ad addobbarlo.

“Oddio! Ho la pelle di cactus!” Esordì la mamma, quando vide il fantastico addobbo natalizio.
“Non ci posso credere Pino, hai fatto questo per noi! Ma non è fantastico?” continuò la mamma rivolgendosi al piccolo Pino.
“Certo!”, rispose il figlio, “papà è stato un grande, ha fatto tutto da solo, è sceso in città a catturare un uomo, poi gli abbiamo tagliato i piedi ed insieme lo abbiamo addobbato. Non è splendido?” disse osservando la pallida pelle dell’uomo, piantato nel vaso pieno di fango di sangue, nudo ed addobbato fino ai testicoli, in preda a lente convulsioni; emetteva strazianti lamenti che nessuno in quel bosco era in grado di percepire.

Verso la fine di natale, il piccolo Pino vide che gli occhi dell’uomo non si muovevano più.
“Sarà morto?” chiese al padre.
“Può darsi”, rispose questi.
“E adesso che le feste son finite che ne facciamo?”
“Possiamo sempre farlo a pezzi ed usarlo come concime. Ci farà del bene, l’inverno non è mica ancora finito”, rispose babbo Pino.
“Che peccato però”, sospirò il piccolo, “abbiamo ucciso un uomo!”
“Non ti preoccupare”, lo rassicurò il babbo, “di uomini al mondo, ce ne stanno fin troppi”.


25/12/2009 11.14.27Letto 1168 volte
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Verdo

Tom ci piace sempre, è come un memorial di un qualcos che non sa da ricodare.


25/12/2009 19.06.55
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